9 parti del corpo che non usiamo più

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Ma che abbiamo ancora. Dai capezzoli maschili ai denti del giudizio, passando per quella inutile protuberanza in cima all’orecchio: 9 curiose vestigia del passato.

L’appendice.

Ci accorgiamo di averla soltanto quando è infiammata o è da togliere. Questa piccola formazione vermiforme – un “tubicino” sottile, lungo dai 5 ai 9 cm – fa parte dell’intestino crasso (in particolare della porzione del cieco) ma non sembra avere un ruolo nella digestione del cibo, perché non è più in grado di assorbire nutrienti. Potrebbe essere un retaggio dei tempi in cui la nostra dieta era ricca di foglie (animali erbivori che consumano molta cellulosa hanno spesso un cieco molto allungato). Recenti teorie suggeriscono che funga da riserva di batteri “buoni” per l’intestino

Il dente del giudizio.

La ragione per cui spesso, crescendo, vanno tolti va ricercata nelle attuali dimensioni della nostra bocca, troppo piccola per fare spazio anche a questi quattro molari. Un tempo, quando l’uomo consumava più spesso cibi non cotti o difficili da masticare, e la mandibola era più grossa, questi denti dovevano risultare più utili. Oggi sono semplici – e spesso dolorosi – retaggi del passato.

Il coccige

L’ultima parte della colonna vertebrale, formata da 4 o 6 segmenti ossei fusi insieme, è quel che resta dell’antica coda dei nostri antenati primati.

Organo vomeronasale

Detto anche Organo del Jacobson, questa piccola struttura posta in una cavità dietro alle narici o nella parte superiore del palato serve a captare i feromoni (sostanze chimiche che indicano la disponibilità all’accoppiamento) emessi dai potenziali partner. Anfibi, rettili e mammiferi lo usano a questo scopo, ma nell’uomo sembra essere non funzionante, perché non collegato al cervello.

I capezzoli maschili

L’embrione li sviluppa nell’utero materno ancora prima che venga determinato il sesso (che viene stabilito grazie a segnali ormonali soltanto attorno al terzo mese di gravidanza). A quel punto, anche se maschio, il feto se li tiene. Quando il bambino diventa a sua volta padre potrebbero assolvere a una funzione consolatoria.

Tubercolo di Darwin 

Per capire se siete tra il 10% della popolazione che ce l’ha, passatevi le dita sulla parte superiore della cartilagine dell’orecchio. Se sentite una piccola sporgenza nodulosa, è un residuo di un’articolazione che serviva ai nostri antenati per orientare e muovere le orecchie.

Plica semilunare

Guardate attentamente i vostri occhi allo specchio: è quella piccola piega di tessuto visibile nell’angolo interno (dove spesso si accumula trucco o sporcizia). Sembrerebbe il residuo di una terza palpebra, la cosiddetta membrana nittitante che rettili, uccelli e squali utilizzano per difendere l’occhio dalle aggressioni esterne. Nell’uomo, serve a mantenere i corpi esterni fuori dall’occhio, e a far scolare le lacrime.

Muscoli erettori del pelo

Sono i responsabili della pelle d’oca, che un tempo serviva per alzare la temperatura corporea e creare uno strato “termico” isolante a difesa dell’epidermide. Oggi questo sistema non è più molto efficace. Doveva esserlo un tempo, quando eravamo coperti da uno spesso strato di pelliccia.

I peli

Non ne abbiamo più realmente bisogno per proteggerci dal freddo: possiamo ricorrere, quando serve, a maglioni e riscaldamento. Per lo meno, non ne abbiamo più bisogno in grandi quantità. Basti vedere quanto spendiamo in cerette e prodotti depilatori (nella foto, un uomo affetto da ipertricosi, una crescita anomala dei peli).

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