Cattiva digestione: cause, sintomi e rimedi

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Controlla subito, con i nostri esperti, se stomaco, fegato, intestino funzionano a dovere. E impara a riconoscere e combattere i disturbi del dopo pasto

L’apparato digerente ha due funzioni fondamentali: trasformare il cibo in sostanze nutrienti di cui l’organismo ha bisogno e liberare il corpo dalle scorie.

Per fare questo, è necessario l’intervento combinato di diversi organi: la bocca, lo stomaco, l’intestino, il fegato, la cistifellea. Quando uno di questi organi si ammala sono guai, se si considera che le patologie serie dell’apparato digerente (epatiti, cirrosi, emorragie intestinali) sono la seconda causa di ricovero in ospedale, dopo i problemi cardiocircolatori.

Ancora più frequenti sono i problemi di digestione: è stato calcolato che oltre il 40% degli italiani ha avuto almeno una volta disturbi dopo mangiato. «Ciò accade perché un processo complesso e delicato come la digestione può andare in tilt sia in presenza di patologie sia se si seguono abitudini e stili di vita sbagliati», spiega il dottor Paolo Usai Satta, gastroenterologo dell’azienda ospedaliera Giuseppe Brotzu di Cagliari.

«Fumo e alcol sono tra i principali imputati. Ma sei a rischio anche se mangi a orari irregolari, vai a dormire senza far passare almeno 2-3 ore dal pasto, se i tuoi pranzi e le tue cene sembrano banchetti di matrimonio», elenca il dottor Usai Satta. «Attenzione poi a un’alimentazione fatta in prevalenza di grassi o dolci, alla vita sedentaria e al sovrappeso. Un altro fattore che può aprire la strada a bruciori e dolori è l’eccessivo ricorso ai farmaci antinfiammatori».

Tutti pensano di saper riconoscere i segnali di una cattiva digestione, come il peso sullo stomaco, il gonfiore, le eruttazioni. Alcuni di questi, però, possono nascondere patologie più o meno serie. Vediamo allora di capire quali sono.

Alito pesante e lingua sporca

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Quando non si digerisce bene, spesso si avverte l’alito pesante: «L’alitosi può dipendere da tante cause diverse, come un banale ristagno del cibo tra i denti. Ma se è associata a un senso di oppressione e alla bocca amara, spesso è il segnale che lo stomaco si svuota troppo lentamente. In questi casi il medico può valutare se prescrivere farmaci procinetici, che servono cioè a regolarizzare il lavoro di questo organo», sottolinea il dottor Usai Satta.

«Essendo l’organo più ricco di nervi di tutto l’organismo, quando qualcosa non va nel resto del corpo la lingua ne risente e manda segnali inconfondibili. Nel caso di problemi di digestione, diventa biancastra o si ricopre di una patina marrone scuro», spiega il professor Marcello Monti, docente di dermatologia all’Università di Milano. «Un segnale che può fare sospettare, per esempio, la presenza di un’ulcera».

Afonia e tosse

Senti spesso la necessità di schiarirti la voce come se avessi qualcosa in gola? Talvolta hai uno strano effetto bitonale quando parli? «Potrebbe dipendere dal reflusso gastroesofageo. I succhi gastrici e i gas acidi prodotti con la digestione risalgono verso l’esofago, irritando anche la mucosa di laringe e faringe, e facendo funzionare male le corde vocali», spiega il dottor Luca Malvezzi, otorinolaringoiatra dell’Istituto clinico Humanitas di Milano.

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«Lo stesso problema può causare anche tosse secca e insistente, che parte da trachea e laringe e si accompagna a bruciore e irritazione della gola», aggiunge il dottor Ovidio Brignoli, vicepresidente della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie.

Per accertare il reflusso gastroesofageo, l’esame più efficace è oggi un test chiamato pH impedenzometria delle 24 ore: «Consiste nell’introduzione nel naso di un sondino molto sottile (1,5-2 mm di diametro) che arriva fino all’ingresso dello stomaco», spiega il dottor Usai Satta. «Collegato a un piccolo dispositivo portatile che registra ogni variazione durante le normali attività quotidiane, permette di mangiare, bere e dormire senza difficoltà. Non è doloroso e non ha controindicazioni particolari. È molto utile perché fa capire l’entità del problema e fino a che livello dell’esofago è riuscito a risalire il reflusso. Si effettua di solito nelle strutture ospedaliere universitarie più attrezzate, pagando un ticket».

Bruciore all’altezza del torace

A differenza di quelle dello stomaco, che sono rivestite da un duplice strato di muco, le pareti del canale in cui scorre il boccone appena masticato non hanno la stessa protezione: «Ecco perché, se i succhi gastrici risalgono verso l’esofago e qui si fermano, si prova un bruciore all’altezza del torace», precisa il dottor Usai Satta.

«In alcuni casi questa situazione può anche causare l’esofagite da reflusso, un’infiammazione che, se trascurata, può causare lesioni e ulcerazioni. Di solito la terapia punta a contrastare il reflusso gastroesofageo, abbassando il tasso di acidità dei succhi gastrici con farmaci ad hoc, eventualmente associati a sodio alginato o altri gastroprotettori».

Fastidio alla bocca dello stomaco

Un fastidio localizzato subito sotto lo sterno, alla bocca dello stomaco, può indicare una gastrite: «È un’infiammazione della mucosa gastrica che di solito guarisce da sola in pochi giorni, se è causata solo da abitudini e stili di vita sbagliati, che però vanno corretti immediatamente», sottolinea il dottor Usai Satta.

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«Se invece il fastidio alla bocca dello stomaco si accompagna a un bruciore insistente, alla sensazione di pienezza già ai primi bocconi e a una cattiva digestione che si prolunga per 2-3 settimane, la gastrite potrebbe dipendere dall’Helicobacter Pylori. Si tratta di un batterio che, quando è presente nello stomaco, può fare danni nelle persone predisposte».

Quando sospetta la sua presenza, il medico prescrive un test del respiro o l’esame delle feci, se il paziente ha meno di 50 anni. Altrimenti è necessaria una gastroscopia. Accertato il problema, si risolve con una terapia di antibiotici per 10 giorni associata a farmaci antisecretori per abbassare l’acidità dello stomaco».

Gonfiore e problemi intestinali

«Quando hai un gonfiore addominale che proprio non vuol saperne di rientrare, un diffuso senso di stanchezza, abbinato a un calo di peso, feci più voluminose, chiare e maleodoranti del solito, potrebbe dipendere dal fatto che gli enzimi digestivi deputati a farlo non riescono ad assorbire i grassi. È quella che i medici definiscono mal digestione», spiega il dottor Usai Satta.

Servono le analisi del sangue e delle feci: «Se si riscontra un aumento dei grassi fecali, la diagnosi di un cattivo funzionamento del pancreas e delle vie biliari è molto probabile. Il problema si cura comunque facilmente, con enzimi pancreatici in compresse, ma non deve essere sottovalutata l’eventualità che potrebbe essere un’avvisaglia di una pancreatite cronica, una patologia molto più difficile da trattare».

Tensione, borborigmi (lo stomaco che “borbotta”): che la digestione non funzioni come si deve, spesso si capisce anche da segnali come questi. «Di solito accade quando la flora intestinale è alterata», avverte il professor Antonio Gasbarrini, ordinario di gastroenterologia all’Università cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il problema in genere si risolve con un ciclo di fermenti lattici (circa 15 giorni), durante il quale è meglio limitare i cibi che fermentano nell’intestino, come legumi, broccoli, cavolfiori.

Quando l’intestino non assorbe i nutrienti

Se l’organismo non riesce ad assimilare le sostanze nutrienti che gli dovrebbero arrivare dal cibo, si parla di mal assorbimento: «Accade anzitutto con la celiachia, l’infiammazione cronica dell’intestino causata da un’intolleranza al glutine del grano. Il sistema immunitario aggredisce i villi intestinali fino a farli atrofizzare, rendendo impossibile l’assorbimento dei nutrienti», precisa il dottor Paolo Usai Satta. «L’unica terapia è l’esclusione totale del glutine dall’alimentazione, in seguito alla quale la mucosa dell’intestino può rigenerarsi».

Altro esempio di mal assorbimento è l’intolleranza al lattosio: «Si tratta dello zucchero presente nel latte e nei suoi derivati freschi. Alcune persone non hanno la lattasi, l’enzima capace di digerirlo, dunque non tollerano gli alimenti che lo contengono, come la mozzarella. La terapia consiste nell’eliminare questo zucchero dalla dieta, scegliendo solo alimenti che non lo contengono. Oppure nell’assumere l’enzima che manca, in compresse, subito prima di un pasto che preveda alimenti a rischio», conclude l’esperto.

Occhio a questi farmaci

L’abuso di alcuni farmaci può creare danni all’apparato digerente: «I maggiori imputati sono i Fans, i farmaci antinfiammatori non steroidei», spiega il dottor Paolo Usai Satta, gastroenterologo. «Abusarne fa rischiare lesioni alla mucosa gastrica, come un’ulcera».

Per difendere lo stomaco dai Fans, talvolta viene prescritto un gastroprotettore: «È l’inibitore della pompa protonica, che serve ad abbassare o azzerare il tasso di acidità interno. Ma anche questo, se usato troppo a lungo, può dare problemi: dall’atrofizzazione delle ghiandole che secernono i succhi gastrici a gastriti croniche, fino all’insufficienza renale. Solo il medico può stabilire dosi e tempi, valutando anche in base agli altri farmaci che sta assumendo il paziente e a eventuali malattie in corso. Questo gastroprotettore non va mai preso con gli antibiotici o il cortisone», conclude l’esperto.

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