Perché l’intelligenza artificiale rischia di portarci a una guerra nucleare

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Perché l’intelligenza artificiale rischia di portarci a una guerra nucleare

Algoritmi e tecnologie autonome possono cambiare l’efficacia degli attacchi. E la percezione stessa di minaccia nucleare.

L’intelligenza artificiale sta diventando troppo invadente? I timori, al momento, si stanno concentrando sui rischi per il mondo del lavoro, sulla possibilità che sempre più mansioni umane vengano rimpiazzate da algoritmi intraprendenti.

Nulla, però, a confronto della minaccia preconizzata da un report firmato RAND Corporation dal titolo francamente inquietante: In che modo l’intelligenza artificiale potrebbe influire sul rischio di una guerra nucleare?

Un’arma invisibile, ma efficacissima

Per gli autorevoli analisti americani, noti soprattutto per le ricerche in ambito istituzionale, l’adozione sempre più massiccia dell’intelligenza artificiale sul fronte militare rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio, anzi in un’arma di distruzione di massa.  “Non è solo uno scenario cinematografico”, puntualizza Andrew Lohn, ingegnere della RAND fra i co-autori della ricerca: “Se non stiamo attenti, cose che sono relativamente semplici da attuare potrebbero aumentare le tensioni e condurci in una fase di pericolo”.

Il rischio cui fanno riferimento gli esperti di RAND non è legato alla possibilità che l’intelligenza artificiale possa d’un tratto impazzire e agire indipendentemente dalla volontà umana. No, il vero pericolo sta altrove, ovvero nella possibilità che la tecnologia possa cambiare l’efficacia degli attacchi e dunque i rapporti di forza fra le superpotenze militari.

Se il nemico è più intelligente

Rileggere a ritroso la storia della Guerra Fredda aiuta a comprendere meglio lo scenario. Per anni i rapporti fra i Paesi dotati di ordigni nucleari sono stati regolati dal timore reciproco di un contrattacco, suggeriscono gli analisti. “Davanti a un nemico che possiede le tue stesse armi, testate in grado di spazzare via intere città, prevale il principio del “se noi colpiamo, loro ci colpiranno”, un rischio che nessuna delle parti è mai stata disposta a rischiare”.

L’arrivo dell’intelligenza artificiale potrebbe però sparigliare le carte. Già oggi i computer possono già scansionare migliaia di foto di sorveglianza, cercando modelli che un occhio umano non potrebbe mai vedere. Non ci vuole molta immaginazione per immaginare un sistema ancora più avanzato che utilizzi droni, dati satellitari e persino post sui social media per sviluppare un quadro completo delle armi e delle difese dell’avversario.

“Se una delle parti perde la capacità di contrattaccare o pensa solo che potrebbe perdere quella capacità”, avvertono gli esperti, “potrebbe reagire creando nuove armi per riconquistare il suo vantaggio. Oppure decidere di colpire in anticipo, prima che il nemico colpisca per primo”.

Corsa agli armamenti? Sì, purché intelligenti

Per capire in che modo l’intelligenza artificiale cambierà gli equilibri sul piano degli armamenti non serve nemmeno guardare troppo in là. Gli Stati Uniti stanno sperimentando navi autonome in grado di rintracciare un sottomarino nemico per migliaia di miglia. La Cina ha dimostrato che gli algoritmi di “swarm intelligence” possono portare i droni a cacciare in branco. La Russia ha recentemente annunciato piani per la realizzazione di un drone subacqueo in grado di autoguidarsi attraverso gli oceani per sganciare una testata nucleare abbastanza potente da ridurre in cenere una grande città.

Le parole di Vladimir Putin sembrano non lasciare spazio a dubbi:“L’AI sarà l’arma definitiva per la conquista del mondo”, ha dichiarato lo scorso settembre il presidente russo. Alimentando le previsioni pessimistiche di molti addetti ai lavori. Uno su tutti, Elon Musk: “L’intelligenza artificiale potrebbe essere la causa più probabile della Terza Guerra Mondiale”, ha commentato recentemente il CEO e fondatore di Tesla.

Verso una nuova fase diplomatica

Il momento di una nuova era atomica guidata dall’intelligenza artificiale è per fortuna ancora lontano, concludono i ricercatori, ma ci attendono anni particolarmente pericolosi.

lL numero sempre più alto di nazioni dotate di armi nucleari e una maggiore dipendenza dall’intelligenza artificiale, soprattutto prima che sia tecnologicamente matura, potrebbero portare a calcoli sbagliati e soprattutto catastrofici. E a quel punto nessun tenente colonnello che lavora al turno di notte sarebbe in grado di fermare il meccanismo della guerra.

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